An Interview with Raimondo Musolino

Raimondo Musolino and Kev Byrne, Taranto, Italy, late April 2016.

 

KB: Raimondo, visto che lavori nelle scuole, mi dici un po com’è la realtà dentro? Si interessano oltre i social media? Hanno un vero interesse o curiosità nella fotografia? Sono piu bravi alla composizione grazie ai questi maledetti smartphones?

RM: Questa domanda capita a fagiolo, proprio in questi giorni grazie al CSV (Centro Servizi per il Volontario) sto partecipando al progetto “Giovani in volo” dove alcuni ragazzi di scuole superiori partecipano al percorso progettuale che prevede un’attività di informazione e formazione. Quindi una testimonianza abbastanza recente.
Didatticamente la fotografia non è insegnata nelle scuole e questo è un danno, perchè ai ragazzi manca quello sguardo critico che oggi in questa civiltà dell’immagine diventa assolutamente prioritario. Ma quando vengono opportunamente stimolati, ti assicuro che rispondono alla grande. Certo lo strumento più usato oggi è lo smartphone che tengono rivolto quasi sempre verso se stessi per questi ormai deleteri selfie. Ma la mia esperienza parla anche di ragazzi che girano il loro smartphone verso il mondo per raccontarlo, certo il loro mondo, ma è già tanto.
Per quanto riguarda la composizione, non credo che sia un problema dello strumento utilizzato, ma la mancanza proprio di una educazione visiva. Una educazione all’immagine che non viene a loro insegnata. E questo emerge dai loro scatti.

KB: Interessante! Certo, secondo me, QUALSIASI essere umano che ha la fortuna di essere stimolato mostra quasi SEMPRE una risposta notevole soppratutto se è un campo del quale lo studente ha una certa capacità! Ancora oggi, anche nei paesi cosidetto sviluppati (come il mio e anche l’America); questo FATTO non viene preso seriamente. Ancora oggi studiamo la matematica e L’italiano come se fossero l’uniche vere materie che contano? Ma l’arte no? Musica neanche?? Un paradigma di “isegnamento” basato su una ideologia che viene dal post rivoluzione idustriale, porcamiseria! Infatti, guarda in che mondo viviamo…pensiamo solo ai soldi!
Intendevo la composizione aiutata dei apps con i livelli ecc…Ma che aiuto hanno bisogno con i selfie! Hahaaa! Però, almeno fanno foto, si sta svillupando un occhio fotografico direi, Raimondo no? Recentemente, ho dato a una studentessa di 12 anni (che mostrava una certa interessa alla fotografia) un libro di Magnum, e anche uno di National Geographic… Ma come è stata contenta! Ha visto un nuovo mondo della fotografia! Capita, altri se ne fregano dei libro fotografici…Ma come si dice in inglese: si può portare un cavallo all’acqua, ma non puoi costringerlo a bere. Pazienza.
Raimondo, Io ho notato un leggero aumenta di contenuti connessi alla fotografia nei loro libri scolastici, ma proprio poco, pero c’è. Sarà possibile inserire la fotografia nelle scuole?

RM: Certo che sarebbe bello inserire la fotografia tra le materie scolastiche, ma spesso questa viene relegata a poche nozioni impartire da insegnanti di buona volontà che peró poco sanno. Magari insegnano la tecnica, dimenticando che la fotografia è soprattutto comunicazione, espressione, emozione. Comunque a loro va dato un plauso perché cercano di colmare un laconico vuoto.

KB: Capisco. E dura, e sarà sempre così?

RM: Intendiamoci, ci sono delle eccezioni. Conosco insegnati che sono insegnanti di fotografia e che oggi si adattano a fare video o multimedialità, trascurando la materia per cui sono stati assunti in tempi ormai remoti

KB: Eccezioni che confermano la regola. Io ho fatto lezioni all’università agli studenti internazionali e gli ho trovati interessati quasi esclusivamente quando siamo usciti a fare pratica. Noi dobbiamo fare più pratica o teoria secondo te? Ovviamente dipende dai tanti fattori, capisco, ma come lo vedo io, il cosiddétto “learning by doing” vince quasi sempre no?

RM: Certo, le “uscite sul campo” sono fondamentali per imparare la tecnica. Su questo non ci piove, ma didatticamente nelle mie lezioni durante i corsi io inserisco anche un altro tipo di pratica: la lettura delle foto dei grandi autori. Credo che chi ama fare fotografia non dovrebbe prescindere la pratica tecnica dalla lettura fotografica dei grandi autori.

KB: Sia classici che contemporanei, certo! Costruire una bella criteria è fondamentale no? Come si fa?

RM: Quando sento dire che la fotografia è soggettiva, mi viene di storcere un po’ il naso. Soggettiva si ma fino a un certo punto. Conoscere i codici di accesso alla lettura fotografica restringe la soggettività e amplia l’approccio critico all’immagine. Ecco perché studiare i grandi serve, serve anche a imparare a scattare. È quello che cerco di fare, insegnare a leggere per acquisire una conoscenza critica. La cultura innanzitutto.

KB: Bellissimo. E’ difficile non essere soggettivo. Forse come un pò come un avvocato deve “obbiettivamente” interpretare le regole (anche se non è sempre cosi!)? Poi, l’interpretazione di una foto è sempre un obbietività soggettiva direi… Sarrebbe interessante mostrare una foto di Sugimoto (per esempio) a una tribù indigina – poi a un intellettuale francese della fotografia e vediamo le differenze di opinioni? Chi siamo per dire chi ha ragione nelle interpretazioni? Le criterie che noi (nel occidente) stiamo applicando nella lettura di una foto, sono sempre state create da noi occidentali… Non è una criteria obbiettivamente soggettiva? O soggettivamente obbiettiva? Non sarrebbe più adatto utilizzare diverse criterie da diverse discipline, Raimondo? O meglio: da diverse discipline da diverse culture?

RM: Sono d’accordo con te, ma io parlo di chi pretende di dare interpretazioni senza conoscere i criteri di una buona lettura. Si fermerà alla crosta senza entrarci dentro. Il suo commento sarà uno sterile “bello” o un “mi piace” senza spiegare il perché Ben venga “l’inquinamento ” con altre culture e discipline. Sono sempre un arricchimento

KB: Si si, questo mondo è di tutti, cavolo! Anche se, un bellissimo “Bello” senza sapere perche ti piace, al mio parere, non è un crimine no? Pero, può dare fastidio dipende sempre dal contesto!

RM: No assolutamente, non è un crimine ci mancherebbe, ma vuoi mettere un “bello” consapevole?? Diventa emozione, condivisione con il fotografo. Ecco, condivisione. La foto diventa condivisione con il fotografo, e quando questo avviene, il fotografo sa che è riuscito a comunicare.

KB: Ok. Quindi, una foto deve sempre comunicare qualcosa. Si sa. Ma quello che il creatore (delle foto) vuole comunicare non è sempre chiaro, e certamente non quello che il pubblico interpreta… quindi, quella foto è un fallimento, o è il pubblico che sbaglia non avendo le criterie per interprtarla?

RM: Fotografare è scrivere con la luce. E se la luce appartiene alla tecnica, scrivere appartiene alla comunicazione. Perché scrivere è un linguaggio, diverso da quello scritto o parlato, ma è comunque un linguaggio. E se linguaggio è, è per comunicare!! Il pubblico che non conosce i codici di accesso alla lettura, non interpreta la foto, interpreta se stessa. Quasi mai il messaggio del fotografo.

KB: Certo! Infatti dice RUFF: “Il analfabeta del futuro non sarà chi non sa leggere, ma quello che non sa leggere la fotografia”. “Il pubblico che non conosce i codici di accesso alla lettura, non interpreta la foto, interpreta se stessa.” STUPENDA questa!!

RM: Si, durante una sessione di lettura, chiesi a un signore cosa pensasse di una fotografia di paesaggio. La fotografia ritraeva una veduta marina, lui disse che non gli piaceva, ma non sapeva dirmi il perché. Parlando per più di venti minuti, scoprii che aveva litigato con la moglie e che questa lo aveva lasciato proprio in riva al mare.Thomas Ruff è uno dei miei fotografi preferiti.

KB: Si, è un grande! Lui si che ha sempre cercato L’obbiettività vero?

RM: Be, considerato i suoi passati di scuola di fotografia, non poteva non essere obiettivo.

KB: Si, con i “Struffsky” dei Bechers, figuriamoci!
Senti, Raimondo, per te la intellettualizzazione della fotografia, o meglio, di una foto, è evidentemente importante – e anche io ci sto fino a certo punto. Ma che mi dici di Cartier-Bresson e la sua specie di negazione alla intellettualizzazione del suo lavoro? Bresson, diceva sempre che vedeva la geometria, una sensibilità sua, quando scattava: lui non si interessava di Fibbonacci, dei regola dei terzi, ne del intellettualizzare i suoi scatti – ebbe una voglio di catturare quelle linea o momenti (o entrambe) e basta. Poi, ci sono gli intellettuali che hanno (giustamente) giudicato le sue foto con la LORO interpretazione. Che perversa situazione: Lui, indubbiamente uno dei migliori fotografi ci ha dato “alcuni” scatti importanti direi, e poi si classifica come NON fotografo, sembra una barzeletta! No? Incredibile.

RM: Kev, non sono per nulla un seguace della regola dei terzi o della sezione aurea, anche se la insegno nei corsi perché un punto da cui partire è importante. E non sono seguace neanche della “intellettualizzazione ” delle immagini. Io leggo cercando di capire il messaggio del fotografo, la sua comunicazione, il linguaggio utilizzato. Ho bisogno di capire per valutare.

END.


Biography

Raimondo Musolino Nato a Taranto nel 1958, da oltre vent’anni è fortemente impegnato nel mondo della fotografia a livello culturale ed artistico. In FIAF dal 1991, è presidente del Circolo Fotografico “Il Castello” di Taranto. E’ stato insignito, nel 1995, dell’onorificenza di Benemerito della Fotografia Italiana dalla FIAF (Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche). La sua formazione deriva da una lunga e nutrita partecipazione a mostre e concorsi e dal rapporto frequente ed intenso con i grandi maestri della fotografia contemporanea, attraverso numerosi corsi, seminari e workshop. E’ impegnato come docente di fotografia presso enti pubblici e privati e insegna fotografia presso le scuole elementari, medie e superiori. Partecipa con altri a corsi di fotografia dove si occupa di composizione e di lettura e valutazione delle immagini È docente del DiD (Dipartimento Didattica della FIAF) e, sempre per quest’associazione, ricopre i ruoli di giurato e lettore di immagini. Organizza e cura le mostre e gli eventi del Circolo Fotografico il Castello e, dal 2004, è anche direttore artistico dell’evento FotoArte che si svolge a Taranto da 12 anni. Ha ricoperto il ruolo di Coordinatore Artistico Regionale per la FIAF nel 2011 per il progetto “Passione Italia” e nel 2015 per il progetto “Tantinper tutti” . Dal 2014 è Delegato FIAF per la provincia di Taranto.

Fiaf.net. (2016). Raimondo Musolino | FIAF – Dipartimento Didattica. [online] Available at: http://www.fiaf.net/didattica/raimondo-musolino/ [Accessed 30 Apr. 2016].

Fotoartepuglia.it. (2016). Fotoarte 2016 | Festival della Fotografia in Puglia (Taranto, Brindisi, Lecce, Statte, Salice Salentino). [online] Available at: http://www.fotoartepuglia.it/ [Accessed 30 Apr. 2016].

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